TREVISO
Piccoli detenuti scrivono (da ilManifesto)
Nel carcere minorile della superleghista città veneta nasce un giornale scritto dai giovani reclusi, perlopiù est europei e nordafricani. Che parla di musica e di tutto quel che piace ai ragazzi
Com'è il rock albanese? Ed è vero che il «manele» è una musica proibita in Romania? Passioni e scoperte culturali sulle pagine di «Innocenti evasioni», scritto con l'aiuto di insegnanti e mediatori culturali che operano nel carcere trevisano. Il ruolo del volontariato
ERNESTO MILANESI
Tre figure di ragazzi che saltano fuori dal vortice in copertina, sotto la testata. Sono gli stessi che balzano liberi sopra l'ultima pagina. In mezzo c'è la carta di Innocenti evasioni: pagine scritte, pensate, impaginate dai giovani detenuti dell'Istituto penale per minori di Treviso. Il primo numero del loro giornalino è stato pubblicato a giugno come supplemento di Volontari insieme. Ma quest'originale esperienza di informazione è destinata presto alle pagine on line del Centro di servizio per il volontariato. Subito «in primo piano» il carcere, in Albania, con la sintesi dei rapporti Osce e Amnesty International. Ragazzi dietro le sbarre di Treviso che leggono l'articolo di Indrit Maraku sui detenuti albanesi maltrattati e torturati, pubblicato dall'Osservatorio sui Balcani. Innocenti evasioni, del resto, ha una redazione per lo più di nordafricani e immigrati dall'Est. Sono gli stessi che hanno frequentato il corso di grafica computerizzata attivato nel carcere minorile dai professori dell'Istituto Turazza. Con gli educatori hanno accarezzato l'idea di cimentarsi con un giornale. E grazie allo staff dei mediatori culturali i singoli «pezzi» hanno finito con il dar vita ai primi menabò. Così una canzone, una poesia, un racconto si sono trasformati in altrettante Innocenti evasioni che ora informano, comunicano, dialogano con tutta Treviso.
Gli articoli sono tutti rigorosamente scritti in due lingue. Una scelta precisa: nessuno rinuncia alle radici, tutti scrivono perché l'eco delle parole non si spenga una volta di più dentro l'Istituto penale per minori. «Si tratta di un ulteriore passo in avanti nella direzione di una migliore relazione con l'esterno, come altre iniziative già intraprese dal carcere in collaborazione con lo Sportello giustizia del Centro di servizio per il volontariato: dal percorso formativo «Voci di fuori, voci di dentro» con gli istituti superiori della provincia, alla partita di calcio giocata con alcuni studenti della scuola media Coletti di Treviso.
Il giornalino assume un valore anche dal punto di vista della crescita professionale dei ragazzi e quindi di un futuro reinserimento sociale: alcuni di loro hanno potuto mettere in pratica le conoscenze acquisite durante il corso di grafica computerizzata, ma il prodotto finale è il frutto delle loro idee e della loro abilità» raccontano i protagonisti di quest'originale avventura giornalistica.
E' la musica che si conferma capace di interpretare al meglio emozioni, sogni e delusioni delle nuove generazioni. I cantanti anche in Albania vanno dritti al cuore dei ragazzi. Come Andi Shkoza che racconta la storia della giovane che delude i genitori, s'imbarca con un gommone rapita dalle promesse del fidanzato che gioca con il suo futuro: un lavoro da prostituta sull'altra sponda dell'Adriatico. «E' uno dei miei cantanti preferiti. Fa un genere melodico, soprattutto per innamorati. Poi c'è il gruppo Rino-Ritem. Lo conosco bene, perché è della mia città, Valona. Era composto da quattro ragazzi. Uno è morto in un incidente durante il servizio militare e gli altri gli hanno dedicato una bellissima canzone hip hop», scrive M.N. nel suo articolo a pagina 3.
Musica zingara
Innocenti evasioni anche sulla scia della musica zingara: «Mile Kitic è un cantante molto famoso. Tutti i rom lo chiamano per i matrimoni e i compleanni. Lui arriva dalla Croazia e può rimanere anche una settimana, tutto spesato. Lo stesso vale per Vida Pavlovic e Kemal Malovcic: cominciano a cantare dalle 11 fino alle cinque del giorno dopo, con pause per bere e mangiare al tavolo preparato solo per loro» assicura B., entusiasta recensore del genere.
Ma a Treviso il debuttante giornalismo «minorile» si rivela tutt'altro che balbettante. Nessun timore reverenziale per le vere firme e le testate prestigiose. Anzi, il rumeno M.M. replica (fonti ed esperienza diretta alla mano) senza paura a Roberto Pizzo che il 18 marzo dalle colonne di Sette aveva raccontato le notti milanesi al ritmo del proibito manele: «E' comparso nel 1992-93, suonato dai gruppi rom. Ma non è vero che in Romania è musica proibita, e nemmeno che radio e televisione non la trasmettono. I ricchi si portano addirittura i cantanti a casa per le feste, anniversari e matrimoni. Temi del manele sono l'amore, la fortuna, la gelosia. E sono tutte canzoni basate sulle storie vere. I cantanti di manele lavorano molto. Arrivano a produrre fino a quattro-cinque cd all'anno. Questo tipo di musica non è per niente volgare e la si può ascoltare liberamente».
Conclusione della replica a ritmo di manele, che si dipana intorno alla copertina languida di Atomic Ro-Top: «E' vero che gli intellettuali e l'alta società lo considerano un genere musicale minore. Ma consiglio al signor giornalista di fare un viaggio in Romania per vedere com'è la vera situazione, magari con un giro by night delle discoteche».
La colla dei boschettari
Innocenti evasioni pubblica poi una specie di sintetico reportage dedicato ai «boschettari», i bambini rumeni che vivono nei canali delle fogne e che «si fanno» respirando colla dentro un sacchetto di plastica. Innocenza perduta come nella storia delle prime bande di piccoli borseggiatori, che all'inizio degli anni Novanta espatriavano dalla Moldova verso la Polonia o la Germania.
Ma dalle pagine del giornalino autoprodotto dai ragazzi dell'Istituto penale per minori di Treviso si apparecchia perfino un vero e proprio pranzo colombiano. D.F. rivela le ricette, suggerisce il dettaglio giusto, non trascura l'elenco degli ingredienti. Così dalla Colombia può arrivare in tavola arroz atollado prima del pollo ai ferri con peperoni e pepe rosso. Finale dolce, con mantecada e crema d'arancia.
Sfogliando si arriva fino alla «rubrica evasiva». I ragazzi si cimentano con la poesia: versi liberi, sentimento senza mediazioni, messaggi in bottiglia. Insomma, la forma più diretta che questi ragazzi hanno per scrutarsi dentro e vedersi fuori. La libertà di evadere, appunto. Inseguendo il ricordo della fidanzata persa il giorno dell'ingresso nell'Istituto di Treviso. Spremendo la nostalgia della vita senza pena.
Poesie che possono chiamare direttamente in causa il pregiudizio: «Siamo umani / Siamo gente come voi / Abbiamo due occhi / Abbiamo due mani / Non siamo animali / Abbiamo un grande cuore / Venite a trovarci / Abbiamo voglia di parlare / Abbiamo voglia di pensare / Abbiamo voglia di sognare / Ma soprattutto di non stare dietro le sbarre».
Innocenti evasioni. Il giornale dei ragazzi di Treviso, la città che alterna il verde Benetton a quello padano del sindaco Gobbo. La testata «adottata» dal volontariato, trevigiani che ogni giorno si spendono diversamente. Anche perché l'Istituto penale per minori non sia davvero l'ultima spiaggia per una redazione giovane, che si è dimostrata capace di un'edizione straordinaria...