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Dal Virtuale al Reale attraverso l'Arte.

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venerdì, aprile 30, 2004
 

prox

Martedì 4 Maggio sarà il nostro terzo appuntamento, a Roma, con la letteratura live.
Dopo due Martedì all'insegna dello stile e dello spettacolo il nostro
gruppo ha deciso di proporre qualcosa di sperimentale e impegnato.

Sarà nostro ospite Girogio dell'Arti, gionalista di cinquantotto anni a "Paese sera" e a "Repubblica" che presenterà il suo libro edito dalla
Marsilio Editori: Coro degli assassini e dei morti ammazzati.

L'autore, traendo spunto dalla sua carriera giornalistica, raccoglie, in un solo volume, quasi 200 tra suicidi e omicidi e, con lo stile della cronaca, realizza un romanzo sperimentale che da' voce alle vite interrotte di anonimi umani a cui il freddo cuore dei media aveva solo donato sparuti trafiletti di secondaria importanza. I fatti sono tutti realmente accaduti, posti in una zona temporale immaginaria: un solo giorno. L'obbiettivo è distante e da una visione lunga delle cose (fatti sociali, n.d.r.) per esaltarne, nella distanza, la tragicità.

L'autore sarà con noi, quindi, martedì prossimo e porterà con sè non soltanto un testo (che v'invito a leggere), ma anche un
CORO DI ASSASSINI E MORTI AMMAZZATI.











postato da xango | 19:04 | commenti


giovedì, aprile 29, 2004
 
 

A me mi piace parte 1! (è il titolo). Già perché a me, mica mi piace tutto, anche se ho rispetto per tutti, per chi ama e ha idee e magari osa anche proporle!

Dicevo però a qualcuno che c’è da considerare i tempi (e perché no, gli spazi), tempi in cui nuove lezioni sono state già bell’e digerite dalle avanguardie ma, per difficoltà oggettive, mai espletate ai più! La potenza evocatrice della parola ci è stata insegnata forse (o meglio teorizzata) dal surrealismo e da idee bizzarre come l’automatismo psichico; la scoperta del sub atomico e del relativo ci hanno detto che una cosa avviene solo probabilmente, l’oriente ci ha deriso per il nostro ritardo, ci ha insegnato che la simmetria è inutile e che le cose vanno solo amate…

Insomma mi piace che la forma sia talmente nuova da essere un contenuto, o che il contenuto sia talmente nuovo da essere una forma, ma prediligo il primo caso.

Il collage ci ha insegnato come essere dei dj, del resto diciamocelo la vita è informe, l’arte sceglie: ordina o ama, o ridisordina e ama!

Remo Remotti, sul nostro palco, ci ha insegnato che la presenza scenica conta quanto il testo, che in un mondo volgare c’è della poesia nell’apparentemente volgare, ma soprattutto “che non sappiamo più guardare”, poiché il quadro è la vita: Mondrian non è un albero, ma un albero è Mondrian, Degas non è una ballerina ma una ballerina è Degas, ma… se la parola evoca immagini, allora perché quest’accanirsi contro un bel suono?

« Jadis, si je me souviens bien, ma vie était un festin, où s’ouvraient tous les cœurs, où tous les vins coulaient » è l’inizio di una delle più belle cose mai scritte.

Io la vedo così: “Jadis” introduce la narrazione e “si je me souvient bien” è la letteratura tutta intera venuta in soccorso dell’autore, il motivo per cui non è necessario che sia vero, o perfettamente vero, e neanche verosimile, aggiunge Pirandello, visto che la realtà non sempre lo è (verosimile).

Insomma apro una rassegna sui miei gusti e sul mio pensiero a cui risponderete con commenti e con mail a fabriziopizzuto@hotmail.com e, tanto per aggiornarvi vi informo che a me mi piace un disco intitolato “Changing hands” e suonato da S. Jansen, R.Barbieri e Takemura, se vi piacciono i Porcupine Tree, il Giappone, i Dj, l’ambient, l’elettronica, la leggerezza, pensare, distrarsi, riflettere o volare c’ha senso cercarlo.

 

postato da fabriziopizzuto | 15:59 | commenti (1)


lunedì, aprile 26, 2004
 
Letteratura Live
 
 
Siamo partiti, ragazzi!
Martedì 20 al Martelive, si è svolta la prima di una lunga serie di serate letterarie.

Dopo aver fatto aspettare il nostro amato pubblico (la metà, non mi vergogno a dirlo, erano amici miei) per le tipiche cause tecniche abbiamo iniziato il pubblico a "IL CASO VITTORIO" letto direttamente dallo stesso autore, a seguire, al posto di Nicola Lagioia, ad introdurci "LA QUALITà DELL'ARIA" è stato il simpatico Christian Raimo.

Dopo i nostri due suddetti special guests, Alessandro Pucci, accompagnato dagli incredibilie BAO BAB, ci ha condotto per la sua Africa descritta nel suo libro auto prodotto Rain Forest.
Tra ballerine tribali e vibranti percussioni, il nostro esordiente, ci ha raccontato i suoi 7 mesi nella foresta pluviale, tra l'assordante silenzio della natura e il meaviglioso mondo della cultura Africana.

Tutto si è svolto con la serenità che la letteratura implica. L'intimità della lettura è stata quasi collettivamente sentita da tutti.

Tele Out riprendeva, gli scrittori leggevano, le ballerine danzavano, i musicisti suonavano, gli spettatori ascoltavano ed io, felice mi rendevo conto che non c'è rimborso migliore del piacere dello stare insieme con le semplici cose che ami.
Domani avremo lo spettacolare Remo Remotti che presenterà il suo libro edito dalla Derive e Approdi e l'esordiente Maurizio Semplice che ci condurrà, con la sua tipica ironia, verso riflessioni di notevole profondità!
Adesso, nell'attesa di gustare, ancora una volta, la letteratura proposta da AsSensi vi propngo di sfogliare la photos gallery del nostro paolo su l'evento di M-Arte_dì scorso.









postato da xango | 13:45 | commenti (1)
 

Strane Robe Letterarie

Forse per me che sono siciliano certe scritture giungono con più incisività nella mia parte emozionale, devastando, meravigliosamente, ogni struttura radicata nei miei modelli percettivi tarati su livelli alterati di sensibilità. Fattostà che il racconto di Mauro Mirci giunge con dolcezza a preoccupare ogni cuore e dalle sue radici siciliane si slancia verso l'universalità di certe tematiche affrontate con cura alchemica. Quasi l'autore avesse usato una ricetta antica, trasmessa da generazioni, per sfornare un pane azzimo che non guasta, ma accentua con amara necessità la pasqua di questa società della libertà sfalzata. Perchè ben coglie Mirci i limiti della cultura (spesso solo e tristemente ipernozionisitca) nelle gabbie del corpo e degli aneliti, ma di contro, con fare quasicsociologico, propone nuove forme di anomia.

Così dal Suicidio Durkeimiano ci ritroviamo catapultati in un esperienza individuale che trova il proprio demone nell'impossibilità pessoiana di atodiscernere il proprio sè.

Crescere comporta dei rischi. Tanti quanti la scelta del non voler crescere. Motivo per cui il protagonista della nostra storia anzicchè soffrire, imparando a camminare da solo, decide di investire tutti se stesso nel sogno di una tre ruote ...

E' possibile far contenti tutti, comunque, caricando sul mezzo con ogni amico, ma è meglio essere prudenti, perchè si sta stretti, una volta troppo grandi, all'interno della cabina di guida di una moto APE.

(Recensione al racconto La Lapa.)

postato da xango | 01:12 | commenti


domenica, aprile 25, 2004
 
OPUS PISTORUM
di Andrea Piras
Opus Pistorum è l'opera del mugnaio [pistor in latino] cioè di colui [miller in inglese] che macina, pesta nel mortaio, schiaccia la carne con la carne, nella carne, polverizzando battente e battuto nella meccanica copulatoria.
Il sesso è l'unico vero protagonista, il medium che avvicina al divino, la preghiera di salvezza che si leva come lamento della carne:

"Non posso scopare Tania soltanto col cazzo. Quella nudità è troppo stupefacente. Devo sentirla al tatto delle dita. E, abbracciandola intorno alle reni, insinuo le mani, da dietro, fra le cosce, e le accarezzo la figa, pur mentre la fotto a colpi d'ariete. Le titillo il buchetto del culo, strizzo, pizzico, strapazzo... alla fine, senza estrarne il cazzo, infilo anche le dita nel suo dolce conillon. Tania trova ciò magnifico... si dimena sempre più... sembra un paniere di bisce. Ci rotoliamo, ma lei non scioglie mai il doppio laccio delle braccia e delle gambe. Ho il cazzo in lei, e lei non vuole assolutamente lasciarlo uscire, neanche un attimo"

Miller affronta in modo scanzonato ed irruente le imprese orgiastico-amatorie di Alf, giornalista americano, vero e proprio sacerdote del sesso, ed i suoi amici, sullo sfondo di una Parigi tentatrice e viziosa:

"Dio lo sa che ormai ci abito, a Parigi, da tanto di quel tempo, che non dovrei più stupirmi di niente. Non occorre che vai in cerca di avventure, qui, come invece a Nuova York, macché, basta aver un tantino di pazienza, e aspettare..."

Non c'è una trama precisa in tutte queste storie ma solo sesso fine a se stesso, una scrittura pulita e visionaria capace di trasporre l'atto sessuale, il desiderio, la perversione dalla straordinaria normalità del tabù alla straordinaria normalità del rituale. La si prenda pure come una provocazione ma c'è molto più da imparare da queste pagine che dal tanto osannato "Esercizi di stile" di Queneau. Il virtuosismo stilistico in Miller è l'emozione che rende sempre nuovo e meraviglioso il meccanico e non il contrario.

"Tania non vuole ch'io trascuri quelle sue ancor acerbe tettine. Non ce l'ha da molto, ed è orgogliosa di esse come un piccione che fa la ruota. Devo giocarci, ciucciarle, leccarle, mordicchiarle, masticarle... allora capirà che le apprezzo davvero. È disposta persino a rallentare il ritmo della scopata, per farsi ciucciare le tette. Per un po'. Non per molto, naturalmente... Dieci minuti le bastano. Tornerà a prendersi il tuo cazzo nella fica e a portarti a cavalcare. Sospetto che ella ritenga che le tette diventano grosse solo se le si maneggia, se ci si gioca... e sono quasi certo ch'essa adoperi una qualche sorta di preparato per svilupparle... Diavolo, ero più grande di lei quando provai quella roba sul mio cazzo... Mi parve li per lì che funzionasse, ma in seguito mi resi conto che dipendeva solo dal massaggio... dalla pugnetta, cioè, a esser franco... che accompagnava il trattamento..."

È facile intuire perché questo romanzo, scritto nel 1941, abbia destato tanto scalpore, e continui a suscitare ancora oggi sentimenti tanto contrapposti. Io ho provato a leggere parti di Opus Pistorum ad amici con i quali non ho proprio confidenza in questi argomenti e, vi assicuro, anche gli amici/che più pudiche non hanno avuto nulla da ridire. Non hanno trovato nessun artificio fastidioso ma solo una realtà descritta con grande onestà:

"Io non cerco più di capirle, le donne. Le chiavo e basta. Si risparmia un bel po' di fatica, così. Una donna a scoparla ci impieghi una ventina di minuti. Ma però non ti basterebbe una vita per rispondere a tutte le domande che ti poni in quei venti minuti."

Lo scrittore americano scrive sotto la spinta di un amico libraio che gli offre un dollaro a pagina o, a scelta, cento dollari al mese per parlare esclusivamente di sesso. Lo fa per soldi, dunque, unica puttana in tutta questa storia:

"Io mi guardo allo specchio. Resto là ad ammirarmi il cazzo rizzo per un paio di minuti. Un uomo dovrebbe farsi fotografare quand'è in erezione così, col batacchio da battaglia. E mostrare la foto al principale, quando va a chiedere un aumento di stipendio. E poi, anche, per farla vedere ai nipotini, da vecchio."
È incredibile la varietà di sinonimi ed aggettivi con i quali Miller gioca, dà vita e riflette il sesso.
Attenzione però a non scambiare tutto per un'apologia del sesso perché qui non si tratta di difendere qualcosa o qualcuno ma solo di parlare di sesso a tutto tondo anche usando maschere virili che cadono inaspettatamente:

"Andrò in America e mi comprerò, o fabbricherò, o mi farò fare su misura una bella fica meccanica, una macchina per fottere, che vada a elettricità e che si possa spegnere, staccando la spina dal muro, quando la valvola sta per scoppiare e cominciano i guai."
























postato da xango | 23:50 | commenti


venerdì, aprile 09, 2004
 

Ecco!  Eppur si muove, disse qualcuno in un momento molto importante... altro invece non disse e scongiurò perdono! (Come fa Hemingway a sembrare un peso?) e altre frasi sconnesse, non annesse, e neanche messe! Si parte con apparente velocità, eppur con ponderazione, con apparente facilità, eppur con ostacoli, con evidente entusiasmo, (ecco sì)! Chi ci ama ci segue già... e chi ci amerà? amare amaro, il naufragar è dolce in questo amaro! Brindo col digestivo e  vado a fare quello che ho da fare! Ralph saluta Mauro, dice che sta bene e presto sarà in piedi e in forma! Edgar Poe simultaneo insinua, poi forse sparirò! Hey, guardate che i nostri ospiti sono veramente bravi, poveri ma di gusto, aristocratici ma di strada, abbiamo ottimi eventi (dal venti), eccetera (il tono s'è capito!) 

Non tutto sempre ha senso, altro invece assensi. (dixit)

postato da fabriziopizzuto | 16:42 | commenti (1)


giovedì, aprile 08, 2004
 

In T&l& Out

Ieri sera, dopo il lavoro (il link serve solo a dare un'idea di cosa io faccia per vivere), sono passato a fare 2 chiacchere con i tipi di Tele Out (come già avranno notato i web_surfers più esperti la parola Tele Out non ha alcun link delucidatorio, per l'ovvio motivo che non esiste alcun sito della TV indipandente di S. Lorenzo (Rome Zone)).

Quindi:

ore 23.00 saluto tutti i miei colleghi e vado.

Obbiettivo:

appuntamento con Luca in via De Lollis, davanti l'entrata del palazzone occupato da quelli di Action (gruppo operativo dei Disobbedienti).

Giungo all'appuntamento con un leggero anticipo, con me ci sono Cris, Paolo e Max. Squillo a Luca e dopo 2 minuti lo vedo apparire dal vetrone rotto che segna l'ingresso dello stabile. Dopo i saluti e le varie presentazioni ci avviamo: comincia la serata.

Per nove piani osserviamo cosa significhi riadattare un posto abbandonato ad una "casa" per 150 persone. Il palazzo infatti è stato occupato da Action per dare allogio a una moltitudine di persone emarginate e abbandonate da uno stato che si definisce civile. Ma al bando i vari discordi politici e giungiamo a casa di Tele Out, l'ultimo piano di suddetto palazzo.

Ad accoglierci troviamo una porta spalancata su un cielo nero illuminato da una luna argentea e la distesa di case che da vita a S. Lorenzo. Lo spettacolo è incredibile. Mi trovavo in un posto che nei miei 7 anni a Roma conosco benissimo (s. Lorenzo) ma che non avevo mai visto da quella prospettiva; e non mi riferisco soltanto alla prospettiva fisica (l'ultimo piano di quel palazzone), ma anche dal fatto di trovarmi in uno stabile occupato, nello studio di una TV pirata, con gente organizzata a salvare il salvabile in caso di uno sgombero da parte della polizia.

Quella era Roma. Una Roma che mi si mostrava nuova per l'ennesima volta. non migliore, ma nemmeno peggiore ... soltanto diversa ... nuova, appunto.

Cd, Video Cassette e TV, assieme ad un letto e qualche sedia, erano l'arredamento.

Ci accomodiamo osservando tutto come bimbi nel paese dei balocchi. La prima immagine che mi giunge è una delle tante scene di X-Files in cui Molder va a trovare i suoi tre amici hackers che craccando di tutto, dai sistemi operativi agli hardware.

E la situazione non è molto diversa. Il palazzo è occupato e l'antenna unidirezionale con cui trasmette Tele Out non e autorizzata e copre illegamente un campo radio che si estende per tutta S. Lorenzo. Una situazione pirata da film, insomma.

Mi siedo anche se fremo, vorrei parlare, chiedere, raccontare e ascoltare, sapere tutto in meno di 5 minuti per elaborare nuove informazioni e nuove domande, ma mi siedo. Professionale.

Mi chiedono di spiegare cosa farò con AsSensi al M-Arte-Live e come desidero che Tele Out partecipi. Spiego che mi occupo della sezione letteratura, che ci saranno (salvo complicazioni) ospiti d'onore come Wu Ming e gli Switters, Remo Remotti, Balestrini, Mauro Mirci e tanti altri, che sarebbe bello riprendere tutto (tranne i volti dei Wu Ming s'intende) e riproporlo tramite la loro TV per tutta S. Lorenzo. Spiego che il mio non è un lavoro, ma che lo faccio per piacere e amore della letteratura, spiego che la cosa mi sembra interessante e che la collaborazione potrebbe arricchire tutti.

Spiego, chiacchero, mi pongo domande e mi rispondo.

Questi di Tele Out parlano poco, ma non perchè abbiano poco da dire, ma perchè dicon l'essenziale.

"Va bene" mi sento dire alla fine. "Facciamo così: noi veniamo alla prima serata, montiamo una telecamera fissa e una mobile. Se ci divertiamo ritorniamo altrimenti è stato bello lo stesso! Anche noi lo facciamo per passione!"

"Ok!" dico io e sorrido. Mi piace la cosa, penso.

Se si divertono ritornano,altrimenti amici come prima. Ok! Giusto! E' così che si fanno le cose. Bisogna divertirsi, che ci sia almeno questa di ricompensa. Ok, ci divertiremo, penso. E' ovvio, ne sono sicuro.

Mi alzo, stringo loro le mani e me ne vado, felice.

Non tutto, sempre, ha un senso, altro invece assensi.

postato da xango | 20:08 | commenti (1)